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Canti e balli tradizionali

Sia le feste, sia le ricorrenze (con questo termine includiamo tanto le cerimonie a carattere collettivo, quanto quelle a carattere familiare), erano caratterizzate dall'aspetto ludico e religioso, come abbiamo avuto modo di osservare, ma, soprattutto dall'aspetto coreutico-musicale, a tutti gli effetti l'anima stessa di ogni cerimonia a carattere sociale. Soprattutto il canto ha accompagnato ogni fase di vita civile e religiosa, con produzioni che hanno arricchito il repertorio poetico guasilese.

Il canto religioso è rimasto a lungo incanalato lungo il solco tracciato dai catalani goigs, conosciuti come goggius o goccius, laude per la venerazione e l'esaltazione delle virtù eroiche dei santi. Questo tipo di componimento, conosciuto pressoché in tutta la Sardegna nella forma musicale, seppure con lievi variazioni nelle diverse aree regionali, cambiavano invece nel componimento letterario. Ciò fa supporre che molti di essi abbiano avuto origine negli stessi luoghi di devozione, con autore locale. Un esempio è dato dai Goggius de Nostra Signora d'Itria, culto presente in tutta l'Isola. Ebbene, nelle vicine Guasila e Villamar, dove ricorrono i festeggiamenti omonimi, i testi letterari sono del tutto differenti.

Capita anche di avere dei componimenti letterari e musicali ''singolari'', intendendo con questo termine la registrazione tradizionale in un solo paese, rimanendo sconosciuto in altri, anche viciniori. E' il caso del Deus ti salvit, Rejna, che si canta a Guasila in occasione delle feste mariane e sconosciuto nei paesi del circondario, ma anche, pare, del resto dell'Isola.
Il canto, di otto brevi quartine, e molto probabilmente di autore colto, si sviluppa su di una melodia con accento melanconico, ma che si risolve in accordo maggiore, dando un pieno senso di serenità, così come traspare nello stesso testo. La devozione e la partecipazione sentita al canto da parte della popolazione è alla base di un effetto sonoro che solo l'ascolto riesce a cogliere.

Altro canto singolare è quello de S'andimironnai, il quale sia nella forma letteraria, sia in quella musicale, fa presupporre un'origine antichissima:

Andimironnai
Andira a Nora
Y Andira
Andimironnai


Inutile nascondere l'assoluta assenza di un significato che possa venirci incontro in una auspicabile spiegazione. In molti vedono un riferimento alla città di Nora e a un'altra fantasmagorica Andira, ma nessun esperto ha mai potuto finora trovare gli agganci giusti. Molto più verosimile credere in un relitto linguistico protosardo ''andimironnai'', giunto fino a noi chissà come. Ma, è nella forma musicale che il canto guasilese di questo tipo rimane singolare. Infatti, contrariamente a quello conosciuto nel resto dell'Isola, S'andimironnai guasilese ha una linea melodica completamente differente. Al punto che lo stesso musicologo Giulio Fara, nella sua raccolta Canti di Sardegna, lo ha indicato come ''Canto di Guasila'' (riportato come ''Muttettu de tristura'' e come testo poetico: Tristu passirillanti). (G. Fara, 1923)

In tutta la rimanente produzione, il canto più usato in assoluto è su muttettu, sia nella versione a su laralallài, sia in quella a sa trallallera. In questo, però, non differendo dagli altri paesi. Il mottetto guasilese a su laralallài, presenta ora su sterrimentu a dus peis (A-B), ora a tres peis (A-B-C), con conseguente coberimentu a tresi (A-B-A) o a quatturu rimasa (A-B-C-A).
Il mottetto a sa trallallera, invece, è composto a quartina (A-B-A-B oppure A-B-B-A)) , anche se non manca il mottetto come sopra descritto, accompagnato con il trallallera.

L'uso generalizzato di queste forme trova la sua giustificazione nella semplicità di composizione. Il discorso cambia davanti a componimenti più complessi, come sa repentina, sa canzoni a cruba,che pure erano ampiamente conosciuti e apprezzati. Soprattutto quest'ultima costituiva il canto di un certo livello, sulla scia delle ottave tassiane e ariostane, con cui si sviluppavano temi amorosi o politici o religiosi, e comunque di interesse collettivo. Numerose sono le Canzonis del repertorio guasilese. Dell'ultimo secolo, sono ricordate quelle di Battista Casti, di Enrichetto Pinna e di Pietrino Melas. Di quest'ultimo si conservano anche repentinas e altri componimenti, che, a causa della loro complessità di composizione, sono stati trascurati già da tempo.


Non meno interessante l'aspetto legato alle danze locali. Pur nella continuità dei significati attribuiti al ballo e conosciuti a livello mondiale, non possiamo esimerci dal dire due parole su quel ballu tundu, da cui originano le danze di Sardegna, più comunemente ballu sardu (in contrapposizione ai ballus civilis, degli ultimi tempi). A Guasila il ballo sardo si sviluppava su di una linea coreutica alquanto semplice, con i due ballerini, uno fianco all'altro, mano nella mano, in un atteggiamento serio e composto, quasi in contrasto con la stessa baldanzosa picchiàda che il suonatore eseguiva, sia con le launeddas o su suittu, strumenti di canna entrambi, sia con la fisarmonica o l'organetto bitonale. L'attesa per il ballo era giustificata dal fatto che esso e soltanto esso consentiva un breve e innocente contatto con la persona amata. Ed era attraverso il ballo che i due amanti in pectore perfezionavano l'intesa, con colpi d'occhio e sorrisi, o più semplicemente rimanendo insieme ed evitando di ballare con altri. Questo era lo scopo del cosiddetto ball'y ogài, il ballo con cui ogni ragazzo invitava al suo braccio le ragazze presenti e, in particolare, quella amata, spesso di nascosto. Il rifiuto della ragazza suonava come risposta inequivocabile di rinuncia, spesso messa in relazione al fidanzamento, a su fastiggiu, ed evidentemente al matrimonio. Il ballo, inoltre, offriva anche la possibilità di far valere le proprie doti. Doti che in certi casi erano evidenti, come nella sciampitta, il salto, che il ballerino eseguiva facendosi tenere da due compagni. Era, sa sciampitta la forma più acrobatica del ballerino. Agilità e fantasia si univano in un crescendo, tipico della musica sarda (ma anche orientale), assecondate dal rincorrersi frenetico delle note degli strumenti. Più cadenzato era invece su ballu cabillu, il ballo saltellato, basato su di una melodia più semplice, dai toni comunque allegri e vivaci. Sia i balli, sia i canti di Guasila sono stati recuperati e riproposti al pubblico grazie al paziente lavoro dell'A.T. Pro loco, che opera da oltre trent'anni e che ha costituito il Gruppo folcloristico, con cui ha avuto modo di farli conoscere nelle altre aree sarde e nelle regioni d'Europa. Alla stessa Associazione si deve il recupero di altre forme tradizionali paesane. Tra l'altro, di particolare successo il lavoro di recupero degli attrezzi e degli strumenti delle attività, sia casalinghe, sia di campagna, del contadino e del pastore, figure standard di una comunità agropastorale come quella guasilese

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